Obiettivi
Telecentrici: informazioni di base e principi di funzionamento.
Negli ultimi anni i sistemi per la misura dimensionale che si
avvalgono di tecnologie di visione artificiale sono divenuti sempre
più popolari. I miglioramenti introdotti nelle telecamere,
nel software e nei sistemi di illuminazione hanno reso possibile
il raggiungimento di un’accuratezza pari e a volte superiore
a quella dei metodi “a contatto” o basati sulla tecnologia
laser.
Gli operatori del settore della visione artificiale sono sempre
più consapevoli del fatto che la qualità delle ottiche
si traduce in prestazioni superiori del sistema e gli Obiettivi
Telecentrici sono necessari per quaSi ogni tipo di controllo dimensionale.
I programmatori hanno bisogno di misurare parti meccaniche in
maniera molto precisa, con alto contrasto e con la minor distorsione
geometrica possibile.
Gli effetti prospettici, che causano un cambio di ingrandimento
quando il pezzo non è ben posizionato o quando è
“molto tridimensionale”, possono essere minimizzati
o eliminati tramite l’uso di questa tipologia di ottiche.
Oltre ai problemi di elaborazione dell’immagine, il progettista
di sistemi di visione deve tenere in conto che le ottiche comuni,
o entocentriche, permettono che alcuni fattori limitino l’accuratezza
e la repetibilità della misura cui l’applicazione
è preposta:
- Cambio di ingrandimento dovuto a spostamenti dell’oggetto
- Distorsione dell’immagine
- Errori prospettici
- Bassa Risoluzione dell’immagine
- Incertezza sulle posizione dei bordi, dovuta alla geometria
di illuminazione
Gli Obiettivi Telecentrici riducono o addirittura cancellano molti
di questi problemi, e per questo sono diventati un “must”
per tutti coloro che sviluppano applicazioni di misurA di precisione.

Ima1: principio di funzionamento di diversi tipi di obiettivo.
Di seguito spieghiamo come funziona un obiettivo telecentrico e
perché molti degli effetti descritti sopra sono ridotti o
eliminati.
A – INGRANDIMENTO
COSTANTE
Nelle applicazioni di misura è spesso richiesta una visione
ortonormale di una delle facce dell’oggetto (ovvero in cui
gli altri lati dell’oggetto non vengano visualizzati) così
da poter effettuare una misura lineare corretta.
Inoltre, spesso non è possibile posizionare precisamente
l’oggetto (per esempio a causa delle vibrazioni) oppure
la misura deve essere effettuata a differenti profondità
o addirittura lo spessore stesso dell’oggetto (e quindi
la sua superficie) può essere variabile; ciò nonostante
i programmatori hanno bisogno di una perfetta correlazione tra
immagine e dimensioni reali.
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| Ima2: sulla sinistra un’immagine
di una spline all’interno di un oggetto cilindrico
ottenuta con un telecentrico (sopra) e lo stesso oggetto
visto con un obiettivo tradizionale (sotto). Sulla destra
un’immagine di due viti identiche ma separate di 100
mm, ottenuta con un obiettivo telecentrico (sopra) e con
un obiettivo tradizionale (sotto) |
Gli obiettivi comuni danno ingrandimento differente a differenti
coniugate; quindi le dimensioni dell’immagine dello stesso
oggetto posto in differenti posizioni cambiano quasi proporzionalmente
con la distanza oggetto-obiettivo, come chiunque può facilmente
verificare acquisendo un’immagine con una normale fotocamera
o con altri sistemi di visione equipaggiati con obiettivi tradizionali.

Ima3: Gli Obiettivi standard producono immagini di differenti
dimensioni quando l’oggetto cambia la sua distanza dall’obiettivo
stesso (nel disegno “s”, la prima coniugata ottica,
per definizione). D’altra parte oggetti aventi dimensioni
diverse possono essere visti come se avessero le stesse dimensioni,
se sottendono lo stesso angolo di visuale.
Con un obiettivo telecentrico le dimensioni dell’immagine
rimangono sostanzialmente le stesse al variare della distanza,
purchè l’oggetto rimanga nel range di telecentricità
e nella profondità di campo date.
Questo è dovuto al particolare cammino dei raggi attraverso
il sistema ottico: l’obiettivo accetta, dall’oggetto
che osserva, solo quei coni di raggi il cui raggio baricentrico
(o raggio principale) sia parallelo all’asse opto-meccanico
principale (ed è per questa ragione che la lente frontale
deve essere almeno larga quanto la diagonale dell’oggetto
da riprendere). Questo è possibile perché l’apertura
di stop è posta nel fuoco del gruppo frontale: questo fa
si che la pupilla di uscita sia vista, dai raggi che entrano nel
sistema, come se si trovasse all’infinito. Questo tipo di
obiettivi, infatti, viene chiamato telecentrico perché
la pupilla d’ingresso (il “centro” di un sistema
ottico) è virtualmente all’infinito (dal greco tele-,
un suffisso che significa “lontano”).

Ima4: In un sistema telecentrico i raggi entrano nell’obiettivo
solo con cammini pseudo-paralleli all’asse ottico.
Solo per rendersi conto della differenza tra i due tipi di obiettivo
supponiamo, per esempio, di avere una normale lente di focale
12 mm, interfacciata ad un sensore di 1/3’’, il tutto
che guarda un oggetto di altezza H = 20mm ad una distanza s =
200mm.
Assumiamo che l’oggetto si muova dalla sua posizione originale,
di ds=1mm, allora le sue dimensioni sembreranno cambiare di:
DH = (ds/s)·H = (1/200)·20 mm = 0,1 mm
In un obiettivo telecentrico la variazione di ingrandimento è
determinata dall’angolo di telecentricità: un buon
obiettivo telecentrico può avere un angolo di telecentricità
effettivo nell’ordine di 0.1°(0.0017 rad); questo significa
che le dimensioni dell’oggetto sembrano cambiare solo di 0.0017mm
per ogni spostamento ds di 1 mm. Quindi con un obiettivo telecentrico
l’errore dovuto all’ingrandimento è tipicamente
da 1/10 a 1/100 rispetto a un obiettivo tradizionale.
Ima5:
l’angolo di telecentricità determina il cambio di
ingrandimento.
Come conseguenza del tipo di cammino dei raggi in entrata, la lente
frontale di un obiettivo telecentrico deve essere grande almeno
quanto la massima dimensione dell’oggetto da vedere; per questo
i telecentrici sono larghi, pesanti e a volte più costosi
degli obiettivi tradizionali.

Ima6: Un grande obiettivo adatto per un campo di vista
di 400 mm (diagonale).
B – BASSA
DISTORSIONE
La distorsione è uno dei peggiori problemi che limitano
la precisione delle misure, perché tutti i tipi di obiettivo,
anche se in maniera differente, ne soffrono, e spesso un singolo
pixel di differenza tra l’immagine reale e l’immagine
prevista diventa critico.
La distorsione è definita semplicemente come la differenza
percentuale tra la distanza dal centro dell’immagine reale
e la distanza misurata in assenza completa di distorsione; in
altre parole è la quantificazione percentuale di quanto
l’immagine sul detector si discosti dimensionalmente dal
“mondo reale”. Per esempio se l’angolo dell’immagine
di un quadrato si trova ad una distanza dal centro di 198 pixel,
mentre in assenza di distorsione sarebbe a 200 pixel, la distorsione,
in quel punto è:
Dist = (198-200)/200 = -2/200 = 1%
Una distorsione radiale positiva è anche chiamata a “cuscino”,
mentre una distorsione radiale negativa è detta a “barile”:
è da notare che la distorsione dipende dalla posizione radiale
e può anche cambiare di segno.
La distorsione può anche essere vista come una trasformazione
geometrica dallo spazio 2D reale a quello 2D virtuale creato dal
sistema ottico; questa trasformazione non è perfettamente
lineare, essendo approssimata da polinomi di 2° o 3° grado,
quindi l’immagine nello spazio virtuale appare leggermente
stirata e deformata.

Ima7: distorsione a cuscino e a barile. Sulla destra il
grafico della correzione della distorsione di un obiettivo telecentrico
Opto Engineering.
Le ottiche comuni hanno valori tipici di distorsione che vanno da
qualche percento a qualche decina di unità percentuali, e
questo rende molto difficile effettuare misure precise; la correzione
della distorsione è più difficoltosa in assenza di
telecentricità. La presenza di questa aberrazione nelle ottiche
comuni è dovuta al fatto che l’occhio umano può
facilmente compensare una distorsione dell’1-2%, quindi per
le applicazioni di fotografia o video-sorveglianza, campi per i
quali sono di solito pensate e sviluppate le ottiche usate in visione
artificiale, questa quantità di distorsione è accettabile.
In qualche caso, come negli obiettivi di tipo “fish-eye”
o negli obiettivi per webcam, la distorsione è espressamente
introdotta per aiutare la lente a lavorare su grandi angoli e
a garantire un’illuminazione uniforme del detector (la distorsione
aiuta a ridurre l’effetto dovuto alla legge del “coseno
alla quarta”)
Tipicamente gli obiettivi telecentrici hanno un grado di distorsione
molto basso, nell’ordine dell’0,1%: questo vuol dire
che il massimo errore dovuto alla distorsione è paragonabile
alla grandezza di un pixel di una camera ad alta risoluzione (0,6
pixel sulla semi diagonale di una VGA)
Poche persone sanno che la distorsione dipende molto anche dalla
distanza dell’oggetto, e non solo dal sistema ottico. Per
questo è importante mantenere la working distance il più
possibile prossima al suo valore nominale e che non siano presenti
nell’obiettivo gruppi ottici per la messa a fuoco.
Comunque, in molti casi, la distorsione viene calibrata via software:
viene posizionato un pattern metrologico (il cui errore geometrico
sia minore del 10% dell’accuratezza richiesta dalla misura)
al centro del campo; quindi viene calcolata la distorsione in
diversi punti e un algoritmo interpreta l’immagine originale
e la trasforma in una priva di distorsione. Per evitare una distorsione
simmetrica non assiale è necessario provvedere ad un fine
allineamento perpendicolare tra l’obiettivo e l’oggetto
da ispezionare.

Ima8: sulla sinistra l’immagine di un pattern di
distorsione ottenuta con un obiettivo telecentrico, dove non è
presente distorsione né radiale né trapezoidale.
L’immagine di mezzo mostra una forte distorsione radiale,
quella di destra come appare quella trapezoidale..
La distorsione trapezoidale (chiamata spesso effetto “keystone”
o “thin prism” ) è un altro importante parametro
che deve essere minimizzato in un obiettivo, infatti essendo asimmetrico
è molto difficoltoso da eliminare via software.
C – LIMITAZIONE
DEGLI ERRORI DI PROSPETTIVA
Quando ottiche comuni sono usate per riprendere oggetti spessi
(non piatti), per quanto detto fin’ora, gli oggetti lontani
avranno un’immagine più piccola rispetto ad oggetti
più vicini. Per questo motivo quando viene guardato un
oggetto, per esempio, una cavità cilindrica, i bordi circolari
superiore ed inferiore sembreranno essere concentrici ma di raggio
diverso, anche se i due cerchi sono esattamente identici.
Al contrario, con un telecentrico il bordo inferiore scompare
perché è coperto dal bordo superiore.

Ima9: Errore prospettico dovuto ad un’ottica tradizionale
(a sinistra) e assenza di errore prospettico (a destra) con un
obiettivo telecentrico.
Questo effetto è dovuto allo specifico cammino dei raggi:
in un’ottica comune l’informazione geometrica “parallela”
all’asse ottico ha una componente nella direzione del piano
del sensore, mentre con un telecentrico questa componente perpendicolare
è totalmente assente.
In altre parole gli obiettivi comuni costruiscono una corrispondenza
tra uno spazio oggetto tri-dimensionale e uno spazio immagine
bi-dimensionale: con un obiettivo telecentrico, invece la terza
dimensione nello spazio oggetto non è mostrata affatto.

Ima10: le ottiche comuni (sinistra) proiettano sul sensore
informazioni geometriche sulla profondità dell’oggetto,
mente gli obiettivi telecentrici no.
D - OTTIMA
RISOLUZIONE DELL’IMMAGINE
La risoluzione è rappresentata dalla CTF (contrast transfert
function), un parametro che descrive il rapporto di contrasto
ad una data frequenza spaziale sul piano del detector, espresso
il lp/mm (line pairs per millimeter).

Ima11: buono e cattivo contrasto ottenuto con ottiche
con CTF diverse e guardando uno pattern standard USAF.
Molto spesso gli utenti inesperti scelgono telecamere dotate di
una moltitudine di minuscoli pixels che, accoppiate con un’ottica
poco costosa e con poco potere risolutivo, danno un’immagine
comunque poco nitida. La risoluzione fornita da un obiettivo telecentrico
è invece tipicamente compatibile con i pixel di formato più
piccolo.
E - NESSUNA
INCERTEZZA SULLA POSIZIONE DEI BORDI
Frequentemente, illuminando da dietro l’oggetto da riprendere,
si possono riscontrare difficoltà nel determinare l’esatta
posizione dei suoi bordi. Questo perché il segnale del
fondo, più brillante, tende a sovrapporsi a quello proveniente
dai bordi, più scuri, dell’oggetto; inoltre se l’oggetto
è fortemente tridimensionale, un altro effetto può
seriamente compromettere la precisione della misura.
Come si vede in fig. 12, i raggi che provengono dalle zone periferiche
dell’oggetto, risultando vicini al bordo, possono venire
riflessi dall’oggetto stesso (molti materiali si comportano
come uno specchio se l’angolo di incidenza è abbastanza
ampio) e quindi interpretati come raggi provenienti direttamente
da dietro l’oggetto. Questo può far si che i margini
dell’oggetto non siano visti rendendo la misura molto imprecisa
ed instabile.
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| Ima12:
gli effetti al bordo in un comune sistema imaging sono molto
ridotti usando un obiettivo telecentrico. |
Questo effetto può essere ridotto di molto se viene adottato
un obiettivo telecentrico perché, se l’f-numero non
è troppo piccolo, (ovvero se il diaframma non è
troppo “aperto”), gli unici raggi che possono essere
riflessi dalla superficie dell’oggetto ed essere raccolti
dall’ottica sono quelli paralleli o “quasi”
paralleli all’asse ottico principale. Poichè questi
raggi sono poco inclinati, l’angolo di riflessione sulla
superficie risulta conseguentemente piccolo e, in queste condizioni,
l’ accuratezza della misura non risulta compromessa in modo
significativo.
Per evitare completamente questo problema si può interfacciare
l’obiettivo telecentrico ad un illuminatore collimato (chiamato
talora illuminatore telecentrico), avendo cura di accoppiare correttamente
l’apertura dell’obiettivo ed il suo campo di vista.
Con questa configurazione tutta la luce che esce dall’illuminatore
viene raccolta dall’obiettivo e, da questo, convogliata
sul sensore, generando un elevatisimo rapporto segnale/rumore
e permettendo tempi di esposizione molto brevi. Inoltre gli unici
raggi che arrivano all’obiettivo sono quelli attesi e, quindi
non generano problemi ai bordi dell’oggetto.

Ima13: una sorgente collimata o telecentrica proietta
nell’obiettivo telecentrico solo i raggi attesi.
F - VANTAGGI
DELL’OBIETTIVO BI-TELECENTRICO
1. Minore variazione dell’ingrandimento
Le performances degli obiettivi telecentrici tradizionali risultano
peggiori, in termini di risoluzione dell’immagine e costanza
dell’ingrandimento rispetto agli obiettivi bi-telecentrici
perché l’inclinazione dei coni di raggi che incontrano
il sensore dipende dal campo angolare ed inoltre il sistema ottico
risulta asimmetrico e meno stabile. Questo ha come conseguenza
che lo spot generato dall’intersezione del cono di raggi
ed il piano del detector assume forme e dimensioni differenti
al centro dell’immagine rispetto ai bordi (la point spread
function cambia e diventa non simmetrica, mentre lo spot diventa
più largo ed ellittico).
In aggiunta, quando l’oggetto occupa in lunghezza tutta
la profondità di campo, lo spot generato dai raggi provenienti
da un punto si muove trasversalmente sul piano immagine, causando
un piccolo cambiamento dell’ingrandimento, deleterio per
misure di precisione.
Per questo motivo gli obiettivi non bi-telecentrici mostrano
una bassa costanza dell’ingrandimento, nonostante la telecentricità,
misurata nello spazio oggetto, possa risultare molto buona.
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| Ima14:
in un obiettivo bi-telecentrico (a destra) il cono di raggi
intercetta il detector in modo indipendente dal campo immagine;
in un obiettivo non telecentrico lato immagine (a sinistra)
questo non accade.t. |
2. Maggiore profondità di campo
La profondità di campo dipende dall’F-number: maggiore
è l’F-number (l’apertura ottica diminuisce) maggiore
è anche la profondità di campo, e queste quantità
variano quasi linearmente. Questo avviene perché la profondità
di campo è il massimo spostamento accettabile dell’oggetto
dalla posizione di miglior fuoco. Oltre questo limite la risoluzione
non è più accettabile perché i raggi arrivano
sul detector con uno spot non sufficientemente piccolo, più
di un pixel è “investito”dalla stessa informazione
e si ha una cattiva messa a fuoco.
L’effetto di chiudere il diaframma dell’obiettivo,
cioè aumentare l’F-number, è quello di diminuire
la divergenza dei coni di raggi, i quali saranno meno sparpagliati,
permettendo di avere uno spot sufficientemente piccolo sul rivelatore.
Oltre ad un certo valore per l’F-number, però la
risoluzione peggiora invece che migliorare; questo è dovuto
alla diffrazione, che limita la minima apertura consentita per
un sistema, quando è richiesto un buon contrasto.
La telecentricità lato immagine, o bi-telecentricità,
fa si che sia mantenuto un buon contrasto, anche quando vengono
osservati oggetti molto spessi; la ragione di questo è
che la simmetria del sistema ottico aiuta a mantenere la simmetria
dello spot, e quindi a contenere il defocusing. Il risultato è
una profondità di campo maggiore del 20-30% rispetto ad
un’ottica non telecentrica.

Ima15: immagine di un oggetto visto lungo tutta la sua
profondità di campo
3. Omogeneità di illuminamento del sensore
Un illuminamento omogeneo del sensore, ottenuto grazie alla bi-telecentricità,
è utile in molte applicazioni, come il controllo di LCD,
la verifica di colori in ambito tessile ed controllo della qualità
di stampa.
Quando un filtro dicroico deve essere integrato nel cammino ottico
per operare misure fotometriche o radiometriche, la bi- telecentricità
assicura che l’asse del fascio di raggi colpisca il filtro
normalmente alla sua superficie, conservando così la sua
banda passante lungo tutta l’estensione del detector.

Img:16 un bi-telecentrico interfacciato ad un filtro LCD
tunabile per misure di colore ad alta risoluzione. La bi-telecentricità
assicura che sia omogenea sia la banda passante su tutta la superficie
del filtro sia l’illuminamento del sensore.
G - ALCUNE
APPLICAZIONI DEGLI OBIETTIVI TELECENTRICI

Calibrazione di tubi, alberi o altre parti cilindriche |

Misure dimensionali di parti di motori o altre parti meccaniche
di precisione |

Misura fine di fogli metallici forati o traforati |

Controllo e calibrazione di dadi, viti e oggetti filettati |

Controllo e misura dimensionale di molle |

Controllo e misura dimensionale di o-ring e altre parti
in plastica |

Misura e controllo di parti in vetro: tubi, provette, ampolle,
capsule |

Banchi da laboratorio per misura dimensionale basati sulla
visione artificiale |
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H - SOMMARIO:
quando usare un obiettivo telecentrico
- Quando si deve misurare un oggetto spesso (il cui spessore
sia superiore al 10% della diagonale del campo osservato)
- Quando si devono effettuare con lo stesso sistema misure su
differenti piani oggetto
- Quando la posizione dell’oggetto da osservare non è
certa o nota
- Quando si devono misurare o ispezionare dei fori
- Quando si deve estrarre il profilo di un pezzo
- Quando la brillanza dell’immagine deve essere il più
uniforme possibile
- Quando si devono osservare difetti evidenziabili solamente
con un’illuminazione direzionale ed un particolare “punto
di vista”
Links principali sui telecentrici:
»
Obiettivi Telecentrici per Sensori Matriciali
sino a 2/3”
»
Obiettivi Telecentrici per Sensori di Grandi Dimensioni
»
Obiettivi Telecentrici per Sensori Lineari
»
Brochure degli Obiettivi Telecentrici (.pdf)
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